TAVOLO DEL VERDE

 

 

Tavolo del Verde

Milano, Febbraio 2014

 

TdV



 

 

 

Febbraio 2014                   Tavolo del Verde

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INDICE

 

 

1.    PREMESSA

2.    PROPOSTE STRATEGICHE

2.1  Programmazione Strategica

2.1.1 Area metropolitana

A.   Parchi territoriali e sistemi verdi

B.   Parco Agricolo Sud Milano e matrice agroambientale

C.   Parchi di cintura urbana

2.1.2 Dimensione locale

A.   Verde Esistente

B.   Verde in previsione

C.   Verde residuale

D.   Verde in attesa di destinazione

3.    NORME DI QUALITA’ PER IL VERDE

4.    ASPETTI AMMINISTRATIVI

5.    PROCESSI

6.    COMUNICAZIONE

Gruppo di lavoro per il presente documento

 

 

 

 

 

 

Febbraio 2014                   Tavolo del Verde

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1. PREMESSA

Un percorso partecipativo costruito dalla e nella società civile milanese ha visto la partecipazione, da quasi due anni, di attori e soggetti in forma singola o associata ad uno strumento innovativo, il Tavolo del Verde (TdV). In questa sede si è dibattuto sulle tante tematiche connesse al tema del cosiddetto “verde”, tema complesso che ha portato i partecipanti ad affrontare in modo trasversale questioni strategiche ed approcci territoriali multiscalari.

 

A compimento di questa prima fase il TdV avverte l’esigenza di:

-  sollecitare l’Amministrazione Comunale milanese perché si doti nel medio periodo di strategie e strumenti trasversali alle tradizionali politiche di settore amministrativo, capaci di innovazione e di investimento nel futuro;

-   raccogliere idee e concertare progetti per la costruzione di una visione socialmente condivisa, valorizzare e integrare in una cornice sistemica tutti i progetti di promozione e gestione del verde che sono nati con modalità bottom-up;

-  presentare tali idee all’Amministrazione Comunale perché siano strumento della discussione pubblica e della partecipazione sociale alle scelte amministrative. Chiedere che le idee, le proposte e i progetti siano assunti nel quadro delle politiche e progettualità pubbliche (organizzazione di Tavoli tematici discendenti dal documento “Visione per una Milano Verde”, pianificazione partecipata);

- vedere riconosciuto il TdV come strumento di un rapporto partecipativo/interattivo tra Amministrazione Comunale e cittadinanza e come laboratorio permanente progettuale, con componenti di produzione/gestione sociale del verde.

 

Pertanto i temi conduttori/principi ordinanti sui quali si basa la presente proposta sono:

 

1. lettura in chiave ecosistemica di tutte le aree a verde, che possono giocare un ruolo all’interno di una visione unitaria, complessa e multifunzionale del patrimonio verde; 

2. promozione di processi di pianificazione, progettazione partecipata e gestione sussidiaria del verde, attraverso per esempio il contributo del TdV per:

    • Mappare i progetti cittadini e metropolitani in grado di contribuire alla realizzazione della rete

    • Individuare i tasselli “mancanti” per completare la connessione delle reti verdi da promuovere in futuro

 3. riuso e rigenerazione delle aree con finalità di limitare il consumo di suolo.

 

 

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2. PROPOSTE STRATEGICHE

Ripensare il verde significa riflettere sul concetto complessivo di città metropolitana (servizi e qualità della vita, scelte energetiche, mobilità, rapporto con le attività produttive, produzione del cibo di qualità e produzione agricola).

Con questo documento il Tavolo del Verde chiede all’Amministrazione di individuare una strategia di riconoscimento del TdV attraverso la formazione di rapporti e procedure normali, con obiettivi e tempi definibili attraverso la redazione del Piano del Verde (PdV) di Milano.

Che il Piano del Verde milanese abbia una visione territoriale e indichi subito le modalità di relazione con i soggetti istituzionali dell’area metropolitana e con cui concertare le politiche dei parchi, dell’ambiente e dei corridoi ecologici e della produzione agricola.

Per Piano del Verde si intende uno “strumento di pianificazione di settore, volontario ma integrativo della pianificazione urbanistica locale, con una visione strategica del verde urbano e periurbano nel medio-lungo periodo” (ISPRA, 2012).

I Piani del Verde trovano inoltre coerenza con la legge nazionale n. 10 del 14 gennaio 2013, che detta le Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani.

 

2.1 Programmazione Strategica

Il PdV è uno strumento essenziale perché al suo interno individua le politiche e le azioni conseguenti e utili a definire gli interventi, le priorità e la loro consistenza (indicatori quantitativi e budget).

Sarà in tal modo possibile raggiungere da un lato il miglioramento qualitativo e funzionale del verde esistente, dall’altro impostare progetti che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Dovranno rientrare nella programmazione del verde gli spazi aperti oggi residuali o interstiziali, il verde privato, gli Ambiti di Trasformazione Urbana (ATU) previsti dal PGT. In particolare sarà possibile dare agli operatori economici indicazioni non solo quantitative sulle aree da prevedere a verde, ma anche e soprattutto le indicazioni morfologico-prestazionali che i progetti di riqualificazione urbana possono offrire alla città (connessioni, percorribilità, qualità della vegetazione, permeabilità del suolo).

 

2.1.1 Area metropolitana

Il tema del verde deve essere considerato componente strutturale di rilevanza primaria del progetto di riqualificazione e ridisegno della città metropolitana, una vera e propria infrastruttura territoriale. 

 

 

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Le priorità strategiche sono legate alla valorizzazione della produttività agricola, della tutela del territorio e del paesaggio. Nella definizione di una politica per le aree periurbane diventa strategico un nuovo assetto paesaggistico finalizzato al disegno, il restauro e la riprogettazione della città. Un nuovo assetto paesaggistico può essere interpretato dal parco paesaggistico che rappresenta l’elemento di connessione tra la città costruita e il sistema agroambientale.

 

A. Parchi territoriali e sistemi verdi

In questi ultimi decenni qualche grande parco è decollato, ma la maggior parte è ancora sulla carta senza potenzialità: bisognerebbe individuare la geografia degli attori istituzionali e sociali, alle diverse scale che possano interagire per un disegno complessivo del sistema verde metropolitano e per i parchi che hanno già avviato un processo di riconoscimento formale completare i processi istitutivi.

In particolare, come esemplificazione di esperienze positive, occorre valorizzare le realizzazioni e le gestioni già presenti sul territorio (ad esempio Parco Nord, Boscoincittà, Parco delle Cave) come poli di aggregazione, riorganizzazione di sistemi verdi più vasti e incentivare processi di maturazione, evoluzione e riferimento per altri parchi e per i Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) da logiche prevalentemente vincolistiche a progetti e pratiche attive di riqualificazione territoriale e ambientale.

Per i nuovi sistemi verdi infraurbani, individuabili come “resti” dei processi urbanizzativi del sistema insediativo metropolitano oppure nei sistemi verdi ancora riconoscibili e compatti per integrità ed estensione, soprattutto caratterizzati dalle produzioni agricole occorrerebbe insediare strutture minime che svolgano il compito di “centro parco”, in cui si possa trovare l’informazione di proposta, di partecipazione e ascolto dei cittadini, per innescare un processo divulgativo e attuativo finalizzato ad innescare nel tempo le ragioni di nuove realtà verdi.

La gestione dei grandi parchi deve essere terreno di sperimentazione della politiche della città metropolitana, ad es. integrazione delle piste ciclabili intercomunali con la rete di trasporto pubblico.

 

B. Parco Agricolo Sud Milano e matrice agroambientale

Il Parco Agricolo Sud Milano (PASM) è una struttura fondamentale nel definire l’assetto urbano e le relazioni più prossime con l’area metropolitana, in virtù della sua collocazione e dimensione, ma soprattutto attraverso una rinnovata interpretazione della sua natura.

 

 

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È “area verde a funzioni multiple”, anche se la componente agricola è prevalente. La complessità storica del settore primario, in particolare del paesaggio agrario della pianura milanese, è stata in grande parte sostituita da forme di agricoltura convenzionale, che hanno trasformato in “steppa cerealicola” quell’articolato tessuto agroambientale fatto di campi, marcite, filari, siepi, ecc.

Alla luce della funzione di custodia riconosciuta agli agricoltori dalla nuova PAC e delle molte esperienze internazionali e locali di riorientamento alla produzione agricola sostenibile, il PASM deve costituire un modello primario di conversione ecologica: una “nuova/antica economia” che è anche una cultura ambientale e che si basa ora sulle pratiche di produzione “neorurali”. Una eco-agricoltura vive quando coinvolge tutti i cittadini che esprimono bisogni di cibo di qualità, a filiera corta e possono fruire del territorio agricolo (sovranità alimentare, territorio come bene comune).

Questo scambio diretto produce un altro valore territoriale, alternativo al dominante valore immobiliare del suolo. Rende possibile rifondare una nuova alleanza città/campagna, ove lo sviluppo della “neoruralità” può essere una matrice attiva nel complesso sistema ambientale dei parchi e degli spazi aperti; può indurre percorsi di trasformazione del tessuto urbano e del suo territorio metropolitano in “bioregione”.

In questo processo possono essere comprese anche le pratiche urbane del coltivare e curare spazi verdi, che con tali riferimenti strutturali possono costruire una forte sinergia di valore strategico. Possono essere riconvertite aree urbane all’agricoltura, ad esempio per creare orti in città, per la produzione di cibo, di socialità, per dare impulso all’integrazione dell’impresa e del lavoro giovanile.

Tali opportunità provengono non solo dal PASM, ma a scala metropolitana possono essere estese agli spazi aperti e in forme diverse agli altri parchi (che già in parte le contengono).

Un sistema del verde metropolitano non può che essere un sistema complesso, che include cioè tutte queste tipologie di verde, multifunzionali, in un mix da non considerarsi come una costante, ma che può e deve adeguarsi nel tempo al mutare delle esigenzedella società.

Per il PASM è dunque anzitutto necessario che le Amministrazioni Pubbliche non solo mantengano il vincolo urbanistico di tempo lungo, ma anche che promuovano la creazione, la cura e la gestione (in forma diretta, o partecipata, o convenzionata) del verde di pubblica fruizione, sia delle “teste di ponte” urbane dei parchi di cintura che del verde pubblico diffuso all’interno del tessuto agricolo, costituito dalla rete dei percorsi verdi e dalle piccole aree attrezzate in corrispondenza delle emergenze paesaggistico - ambientali (Lambro e Vettabia, rogge e fontanili, castelli e abazie, cascine e mulini); che promuovano attivamente le politiche idonee a incentivare la graduale riconversione dall’agricoltura convenzionale all’agricoltura di prossimità urbana, con le conseguenti ricadute positive sul paesaggio e sulla qualità della vita.

 

 

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C. Parchi di cintura urbana

La definizione dei “parchi di cintura” è rimasta inalterata e indefinita per anni. Nel Parco Agricolo Sud Milano, questa definizione ha individuato degli ambiti territoriali, relativamente vasti, che avrebbero dovuto essere oggetto di una progettazione che attuasse gli obiettivi strategici del Piano Territoriale di Coordinamento (PTC). La definizione assume il suo chiaro significato quando si evidenzia che tali parchi sono essenzialmente componenti urbane milanesi con aggregazioni di parti dei Comuni contermini.

I parchi di cintura, quindi, sono luoghi che potrebbero dar adito a forme di sperimentazione progettuale, politiche di pratica metropolitana, di connessione tra comuni contermini, fondate sul sistema continuo, ecologico e produttivo primario (PASM e il più diffuso territorio agricolo, sino ai parchi fluviali quali Ticino, Adda, ecc.).

È essenziale pertanto trovare sinergia, integrazione amministrativa, di piano e pratica metropolitana ma con una dominante progettuale: funzioni, forme e strutture di scambio (sociali, culturali, economiche) tra la riqualificazione del sistema rurale e la domanda sociale di qualità del cibo e di rapporto con la terra e l’ambiente/ territorio. A questo riguardo i parchi di cintura svolgono la succitata funzione di presidio, imponente per dimensione e potenzialità, dentro la città, ovvero fungere da interfaccia/interferenza reciproca con il tessuto insediativo e il sistema urbano verde e degli spazi aperti.

Nella realtà metropolitana milanese sono molte le aree di risulta dei processi insediativi spesso degradate, inquinate, marginali o intercluse nell’edificato: spazi senza senso con dimensioni variabili, spesso identificati come luoghi del degrado e dell’abbandono, esito ereditario dei passati cinquant’anni di urbanizzazione intensiva ed estensiva informata da un modello di sviluppo che prevedeva una crescita delle produzioni e dei bisogni senza limiti.

In queste aree è indispensabile l’intervento della mano pubblica, che si faccia carico delle operazioni di bonifica e sistemazione a verde, in attuazione di un chiaro disegno urbanistico di recupero di queste aree dal degrado e alla loro restituzione a una piena funzione urbana. È pertanto possibile utilizzare uno strumento straordinario, che è quello di un nuovo tipo di parco, che non è anzitutto strumento di tutela e di conservazione secondo le definizioni classiche, bensì strumento d’intervento attivo di risanamento e riqualificazione, attraverso operazioni di rinverdimento, rinaturalizzazione, rimboschimento.

Esempi di questa categoria di parchi e tipologia d’intervento sono il Parco Nord Milano e il PLIS della Media Valle del Lambro, l’uno pressoché compiuto, l’altro in fase maggiore riconoscimento, valorizzazione e potenziamento.  

 

 

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2.1.2 Dimensione locale

L’area metropolitana milanese ha la necessità di avviare un processo di ridefinizione attraverso politiche e progetti che abbiano come strategia centrale un disegno unitario e identitario dello spazio pubblico di cui il sistema del verde sia parte strutturale.

La scarsità e preziosità delle aree verdi attuali, dei parchi e i viali alberati storici, i giardini di quartiere, il verde privato, ecc., e le nuove opportunità rappresentate dalle grandi trasformazioni in atto, vanno pensate unitariamente e messe a sistema per ottenere un effetto benefico ed efficace per la qualità del paesaggio cittadino, con indubbi vantaggi estetici, economici, sociali di salubrità.

Pensiamo al verde urbano come una rete di spazi aperti connessa sia alla rete ecologica territoriale, sia alla rete sociale. In sostanza, la matrice ambientale che sostiene la città si articola nella rete ecologica comunale, composta dal verde esistente, dalle aree verdi di nuova formazione, dal verde residuale e dal verde temporaneo, elementi compresi, definiti e pianificati dal Piano del Verde (PdV).

 

A. Verde Esistente

-  Prossimità e accessibilità: arricchire Milano e i suoi quartieri in tutte le 9 zone di decentramento, dal centro alla periferia, con spazi verdi fruibili che ogni cittadino potrà raggiungere facilmente a piedi dalla propria abitazione entro un determinato tempo massimo o entro una determinata distanza. Gli indici europei relativi all'accessibilità delle aree verdi pubbliche in città fanno riferimento a una dimensione specifica dell'area verde. Per Milano sarebbe già ottimo disporre di aree verdi pubbliche, fruibili facilmente, accessibili in ogni quartiere, di varie dimensioni in accordo con le possibilità offerte dal tessuto urbano, aree verdi che dovrebbero essere raggiunte attraverso vie protette e di sicura percorrenza.

-  Tutela e valorizzazione dei parchi storici di Milano, (Sempione, Montanelli, Guastalla e altri più piccoli di non inferiore valore) che costituiscono un " bene culturale " tutelato dalla Costituzione, art. 9. Occorre un piano strategico di manutenzione ordinaria e straordinaria periodica finalizzate alla loro conservazione in quanto patrimonio storico.

-  In particolare si sollecita la previsione di una reale impegnata manutenzione straordinaria che pianifichi azioni utili, come ad esempio: un sistema di monitoraggio dello stato di salute del verde, la regolare osservazione di casi e situazioni problematiche, la programmazione di interventi utili a prevenire danni e perdite, misure di conservazione e di rinnovo dell'esistente finalizzate alla continuità della vitalità del Verde Storico. Inoltre, per assicurare una gestione oculata, si dovrebbe ipotizzare una figura di riferimento, un " tutor" del Verde Storico che offra competenze qualificanti e idonee alla nuova funzione, capacità e volontà di svolgere un ruolo prezioso di responsabilità a garantire la regolarità delle misure di conservazione e rivitalizzazione del verde degli antichi parchi.

 

 

 

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-  Arricchimento e diversificazione delle funzioni fruitive e paesaggistiche delle aree verdi milanesi, sulla base dei bisogni espressi dalla città, per soddisfare le richieste di utenze multigenerazionali, multietniche, multifunzionali.

-  Favorire l'integrazione e l'interconnessione degli spazi aperti (verde, percorsi ciclo pedonali, zone 30, isole pedonali) lungo assi significativi, avviando e completando sperimentazioni, come ad esempio l’esperienza proposta dalla ViaVerde zona 6, che intende congiungere il Parco Sempione al Parco Sud.

-  Favorire la presenza di aree gioco all'aperto, non standardizzate e omologate, ma con caratteristiche diversificate che soddisfino l'esigenza di giocare in modo nuovo o tradizionale (i giochi di un tempo), aiutando l'inclusione e l'integrazione. Aree gioco che siano calate nel contesto e che dialoghino con la realtà fisica, sociale, economica, ambientale e paesaggistica del loro circondario.

-  Definire, in sede di Piano, la quantificazione delle componenti gestionali del verde valorizzando l’approccio sussidiario dei diversi portatori di interesse istituzionali e non:

XX% aree verdi gestite dai cittadini

XX% a carico di politiche sovraordinate

XX% esternalizzato dal comune con contratti professionali

 

 

B. Verde in previsione

La normativa urbanistica prevede la possibilità di reperire nuove aree verdi nel tessuto urbano, di seguito alcune proposte. 

1. Aree di previsione per il verde urbano inserite nel Piano dei Servizi (PdS), acquisite al patrimonio comunale attraverso la perequazione urbanistica:

-    prevedere il completamento e/o l'espansione degli ambiti a verde (parchi dell’Ovest milanese, PLIS Media Valle del Lambro, Parco Agricolo Sud Milano);

-      aree inserite nel tessuto urbano che configurano parti di un disegno che può essere reso sistemico da un progetto e da interventi coordinati (ambito urbano compreso tra il cimitero Maggiore e il Parco Nord).

" Es. proposta di criteri e di strumenti di gestione sussidiaria affidati alla società civile 

2. Ambiti di Trasformazione Urbana previsti dal PGT (ambiti urbani dismessi, come:

scali ferroviari, caserme, aree industriali - gasometri alla Bovisa, Porto di Mare) e aree urbane che subiranno una trasformazione edilizia - superiori a 15.000 mq, per cui è prevista la cessione della metà delle aree con un’importante quota da poter destinare a verde: potrebbe essere opportuno fornire agli operatori criteri di qualità progettuale e consistenza del verde.  

 

 

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C. Verde residuale

Per verde residuale intendiamo spazi aperti di diversa proprietà, destinazione d’uso, non inquadrati a verde, anche interstiziali, che possano essere individuati e richiesti da gruppi di cittadini per essere trasformati a verde fruibile (ad esempio giardini condivisi, orti urbani).

 

D. Verde in attesa di destinazione

Per verde in attesa di destinazione, o verde temporaneo, si intende l’uso temporaneo di aree residuali, di aree produttive dismesse e in generale di aree non utilizzate, per le quali non esiste ancora una destinazione urbanistica o, anche se esiste, appare lontana la trasformazione. Per tali aree deve essere possibile prevedere un uso temporaneo come giardini condivisi, orti urbani (anche in cassoni di coltivazione), oppure la produzione di biomasse (forestazione a ciclo breve), specialmente su suoli contaminati.

Un accordo con il Comune deve prevedere la durata della convenzione, gli usi possibili e i termini della restituzione delle aree. 

 

 

3. NORME DI QUALITA’ PER IL VERDE

Oltre che a definire la qualità e la sostenibilità delle aree a verde urbane e periurbane, con riferimento particolare anche ai grandi sistemi territoriali della dimensione metropolitana, è necessario evidenziare il ruolo strategico che il verde può svolgere in ambito urbano. Non solo quindi migliorare la qualità e la piacevolezza dei luoghi, ma produrre valore e servizi.

Il cosiddetto verde è infatti in grado di erogare diversi servizi ecosistemici, che sono “i benefici che l’umanità ricava dagli ecosistemi“, ovvero servizi culturali (attività ricreative, turistiche, culturali, estetiche e spirituali); servizi di approvvigionamento (cibo, legno, minerali, composti chimici naturali, carburanti fossili, principi attivi per la medicina); servizi di regolazione (regolazione del clima, filtraggio e regolazione dell’acqua, decomposizione dei prodotti di scarto, l’impollinazione delle colture, controllo, biologico, ecc.)” (TEEB, 2011).

Gli ecosistemi sani sono la base di città sostenibili, influenzano e riguardano il benessere umano e molte attività economiche. Le città devono necessariamente impostare una politica di attenzione ai servizi ecosistemici nella pianificazione e nella gestione delle città, attraverso il Piano del Verde.

Per Milano, quindi, oltre agli aspetti quantitativi, peraltro già ben documentati dai censimenti del verde svolti negli ultimi anni dal Comune, è importante considerare gli effetti qualitativi prodotti dal verde, in termini di “servizi ecosistemici”, a favore del benessere umano.

 

 

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La visione strategica del Piano del Verde deve modulare anche le scelte di trasformazione urbana previste dal piano urbanistico, al fine di individuare già in fase progettuale le criticità e le relative soluzioni in termini di mitigazione, compensazione, migliore inserimento paesaggistico-ambientale. 

Pertanto riteniamo che i principali temi tecnici suggeriti da un approccio paesaggistico ed ecosistemico da affrontare sono rappresentati nei seguenti 7 temi:

1. Verde come strumento di gestione acque e del rischio idrogeologico (casse laminazione, rinaturazione corsi d’acqua, fasce tampone, impianti di fitodepurazione, accumulo idrico, swales garden, ecc.)

2. Verde come produzione di energia, legno, cibo buono, sicuro e sano (agricoltura urbana nelle varie forme) 

3. Verde come presidio del territorio (Agricoltori custodi, giardini condivisi, orti familiari, ecc.) 

4. Biodiversità e qualità urbana (rete ecologica e rete umana)

5. Verde come regolazione microclimatica e risparmio energetico

6. Verde come strumento di rigenerazione urbana “People for Places” (progettazione partecipata, comunità - presidio, didattica, ecc.)

7. Progettazione e tecniche per un verde sostenibile (aridocultura, anticipazioni vegetazionali, scelte vegetazionali, pacciamatura naturale, consociazioni, ecc.)

 

Alcuni aspetti manutentivi e gestionali risultano pertanto centrali:

-   usare specie vegetali a basso consumo idrico (aridocoltura) e il recupero dell’acqua piovana per l'irrigazione ai fini del risparmio idrico ed economico;

-   potature adeguate che non alterino il portamento naturale e non compromettano la salute delle piante per la migliore conservazione e il benessere del patrimonio vegetazionale;

-    pacciamatura organica al posto di diserbi chimici;

-    gestione ecosostenibile degli spazi verdi urbani, limitando i trattamenti chimici e sostituendoli gradualmente con pratiche di lotta biologica e integrata, con positive ricadute positive sulla biodiversità,

-   limitare le superfici a prato dove effettivamente possono avere una funzione significativa a fronte dei loro elevati costi di manutenzione;

-    sostituire le annuali, ove possibile e giustificato, con specie perenni;

-  introdurre pratiche di manutenzione dei prati tali da favorire le erbacee spontanee, attraverso frequenze differenziate di taglio, consociazioni, sementi per prati "fioriti".

 

 

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4. ASPETTI AMMINISTRATIVI

Per proseguire e rendere effettivamente efficace il processo sui Giardini Condivisi, iniziato con il Decreto di Giunta nr.1143 del 25 maggio 2012 e la revisione delle Sponsorizzazioni con la Delibera di Giunta n.1142 del 25 maggio 2012, è necessario compiere i seguenti ulteriori passi:

-     Revisione e armonizzazione dei due atti amministrativi per ciò che attiene in particolare all’affidamento di spazi aperti e di aree a verde ai cittadini, dandone un connotato diverso dalla sponsorizzazione, che invece riguarda un contratto di tipo economico con l’Amministrazione.

-     Facilitare i cittadini nell’adozione delle aree verdi mettendo a disposizione il know-how necessario (manuale, contatti utili, conferenze, momenti di formazione e condivisione, ecc.) e approntare un Kit di start up ed un deposito che presti/noleggi i macchinari (biotrituratori, frese,…).

-     Istituire dei cantieri modello a quali riferirsi come esempio per attivare dei giardini o aree verdi condivise (eccellenze nella realizzazione dal basso di aree verdi).

 

Inoltre è necessario:

-  Demandare alle Zone di decentramento (in futuro Municipi) la gestione degli spazi verdi di  interesse zonale, creando una figura di Tecnico del Verde deputato con funzioni di controllo, raccordo, coordinamento e facilitatore: i cittadini non devono essere lasciati liberi di agire senza coordinamento ma aiutati nel loro agire.

-  Prevedere nel nuovo Regolamento del Verde di contemplare norme per la gestione e la manutenzione del verde privato in particolar modo quello condominiale, al fine di rendere i diversi attori consapevoli e responsabili della complessità della gestione e della manutenzione del verde

-  Rivedere il Regolamento per l'assegnazione degli orti, prevedendo una maggior facilità di assegnazione ai giovani singolarmente o in gruppo. Il fine è soddisfare la richiesta di un maggior contatto con la natura e l'agricoltura; fornire una forma occupazionale a chi è in difficoltà lavorativa anche ad integrazione del reddito; trasmettere speranza e nuovi valori aiutando a riprendere fiducia per il futuro e a sentirsi parte di una comunità.

 

 

5. PROCESSI

È opportuno che Amministrazione Comunale e società civile riconoscano congiuntamente l’esigenza di un approccio partecipativo nei processi di pianificazione delle strategie pubbliche e nella progettazione degli interventi, per potere tenere conto delle richieste, istanze, esigenze e bisogni della città (anche attivando ricerche ad hoc), definendo in maniera condivisa prassi e metodologie di intervento per tutte le tipologie di interventi: 

 

 

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-     Facilitare il lavoro svolto dal Tavolo del Verde e dai presidi locali, nel condividere e integrare istanze, interessi, saperi e esperienze che ci sono sul territorio, per proporli nelle sedi istituzionali preposte ai fini della formulazione di politiche e progetti in maniera partecipata, ad es. raccordando i percorsi di co-progettazione locali con specifici 'Tavoli Tecnici' che assumano precisi impegni di confronto e discussione delle proposte che provengono da Associazioni territoriali e rispettivi CdZ, come avvenuto nel caso "Rigenerazione del P.co Teramo".

-     Educazione ambientale e approfondimenti culturali: con attivazione delle Guardie ecologiche volontarie (GEV), appositamente formate, sui temi di educazione ambientale ed ecologia (Civica Scuola Arte & Messaggio, già attiva su questi temi).

-     Facilitare il fundraising mirato alla realizzazione di verde sociale attraverso i canali amministrativi preposti a regolamentare le sponsorizzazioni o altre forme di pubblicità.

-   Favorire ed incentivare nei quartieri periferici il giardinaggio come strumento facilitatore di integrazione interculturale e intergenerazionale, ponendo gli abitanti delle case popolari nelle condizioni di poter prendere in carico con relativa facilità gli spazi verdi interni ai cortili, con la restituzione in toto o in parte della quota di affitto destinata alla manutenzione del verde.

 

 

6. COMUNICAZIONE

-  Favorire la vision e una strategia di comunicazione capillare, che miri a trasmettere il significato sostanziale di tutte le forme di vegetazione presenti in città, per divulgare, informare, coinvolgere i cittadini sulla “alleanza durevole uomo-natura”.

-  Prevedere nel website del Comune una finestra dedicata ai giardini/orti condivisi/aree in affido, ecc., in modo da informare con esattezza del percorso e indicare i contatti diretti.

-  Favorire una comunicazione, tramite la stampa, obiettiva, pur se divulgativa.

-  Sviluppare e diffondere maggiori informazioni e comunicazioni con la cittadinanza (dati, informazioni, cantieri scuola).

-  Avviare politiche di gestione ecologica come prezioso contributo alla sensibilizzazione della cittadinanza.


  

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Gruppo di lavoro per il presente documento

 

Hanno inviato contributi per la composizione del documento:

AIAPP Lombardia (Alessandro Ferrari),

Associazione il Giardino degli Aromi (Aurora Betti, Sara Costello),

Ass. Parco Teramo (Davide Biolghini, Veronica Meneghello),

Associazione VerdiSegni (Laura Pirovano),

Francesco Borella,

Cascina Basmetto (Sonia Ferrari),

Centro di Forestazione Urbana (Silvio Anderloni),

Comitato Forlanini (Silvia Forni, Marina Pilotta, Pierluigi Marchesini),

Comitato la Goccia (Maurilio Pogliani, Guido Tassinari),

Comitato Ponti (Marzia Biraghi, Fabrizio Delfini),

ComitatoxMilano Sempione - Sarpi (Daniele Balboni, Emma Cavazzoni, Tata Fossati),

Comitato Via Verde zona 6 (Rita Sicchi, Attilio Lanzetta),

Gianni Dapri, Giorgio Ferraresi, Stefania Fontana,

GiambellGarden (Manuel Bellarosa),

Luciano Grecchi,

Le Giardiniere (Patrizia Binda, Maria Castiglioni, Valeria Fieramonte, Evi Parissenti),

Legambiente (Franco Beccari),

Susanna Magistretti, Anna Melone, Francesca Neonato, Nicola Noe, Francesca Oggionni, Francesca Pisani,

Parco Nord Milano (Riccardo Gini),

Politecnico di Milano - DASTU (Antonio Longo, Emma Puerari).

 

Gruppo di redazione del documento a partire dai contributi: Gianni Dapri, Alessandro

Ferrari, Stefania Fontana, Francesca Neonato, Francesca Oggionni, Francesca Pisani,

Rita Sicchi.

 

Coordinamento del processo per il Tavolo del Verde: Stefania Fontana.

 

 

 

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