Workshop “Trasformazioni degli scali ferroviari"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Workshop “Trasformazioni degli scali ferroviari, un confronto su attese, esigenze e desideri dei soggetti locali.

Gli scali di Porta Genova e San Cristoforo”

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Milano, 22 ottobre 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lab6       copo       verdis

 

 

 

 

 

                                      www.museolab6.org                     www.comitatoponti.org                        www.verdisegni.org

 

 

 

 

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Prime riflessioni: un progetto d’ambito coordinato

 

Gli scali ferroviari di Porta Genova e San Cristoforo, con l’area ferroviaria intermedia, la zona Tortona, la Darsena e i Navigli, la Barona, Ronchetto sul Naviglio, il Parco delle Risaie, sono gli ambiti di trasformazione urbana dove promuovere un progetto complessivo e coordinato di tutela delle risorse ambientali e del paesaggio con un respiro metropolitano. In altre parole le linee progettuali di valorizzazione delle aree e degli edifici, ex scali ferroviari, devono essere concepite con un obiettivo di creare un “parco territoriale diffuso” che non crei “isole a sé stanti“. Le ex infrastrutture ferroviarie non possono configurare una “situazione di corridoio urbano” ma al contrario si possono aprire verso un sistema di articolate opportunità per migliorare le relazioni tra diverse parti di città: come elementi di integrazione, per connettere tra di loro i quartieri, per creare spazi collettivi, attrezzature ciclo pedonali, recuperare territori degradati, promuovere la conoscenza diffusa del paesaggio dei Navigli e quello agricolo del sud Milano .

Questo ambito urbano tra la ferrovia e i Navigli è stato oggetto di idee, proposte e progetti di valorizzazione della cultura del territorio da parte di molti. Negli anni si è accumulato un patrimonio di progetti e proposte che non può essere ignorato. Diverse associazioni in Zona 6 hanno fatto proposte, alcune di queste costruite in percorsi partecipativi con le realtà locali. Un patrimonio quindi che va oltre al singolo progetto, ma che diventa un grande raccoglitore d’idee sul futuro di quest’area. Su questa fascia insiste, dunque, consolidata nel tempo e nel quadro delle attese e delle progettualità locali, l’idea di un parco lineare che saldandosi al Naviglio Grande dia alla città un nuovo unitario paesaggio.

 

 

La memoria della ferrovia non può essere perduta

 

Valutando queste proposte, insieme a indirizzi forniti nei significativi Programmi e Progetti redatti dagli Enti istituzionali, ci pare che il focus progettuale sia stato mirato sulla valorizzazione del sistema dei Navigli, puntando su interventi che potessero restituire ai Navigli un valorizzato ruolo per il tempo libero, in connessione con le opportunità agricole e paesaggistiche (vedi progetti Expo).

Riteniamo tuttavia di porre l’attenzione anche su un altro tema, approfondito in questi mesi dall’associazione Museolab6 nei suoi aspetti storici, “la Ferrovia“. Tema simbolico di memoria che ci riporta ad un’infrastruttura ferroviaria che si affianca al Naviglio Grande: la linea Milano Mortara, con la stazione di Porta Genova. Dalla seconda metà dell’800 la ferrovia è stata l’elemento fondante per la creazione di una città di operai, finanziata e promossa dagli imprenditori dell’epoca a servizio di grandi e piccole industrie. Non si può ignorare il ruolo svolto nello sviluppo del territorio così come lo vediamo tuttora. La ferrovia è stata il fattore costitutivo del paesaggio dei quartieri di Porta Genova e della Zona Tortona, a servizio anche di industrie al di là del Naviglio come la Richard Ginori (con il suo ponte pedonale e ferroviario); questa linea ferroviaria ha da sempre avuto un ruolo incisivo per i valori di identità di questi quartieri.

Impossibile non riconoscere le potenzialità degli scali ferroviari e tanto meno ignorare che la riqualificazione di questi generano delle ripercussioni non solo sui loro confini, ma su tutti i quartieri che gravitano intorno ad essi: aree popolose con molte eccellenze di diversa natura che sono direttamente interessate alla riqualificazione di questi spazi, perché il loro futuro è strettamente legato alle decisioni prese per lo sviluppo di tali aree.

L’area degli scali ferroviari di Porta Genova e San Cristoforo è stata anche nel contempo un fattore di separazione: negli anni si è sempre avuto il desiderio di superare questi confini e di ritrovare il collegamento Nord-Sud oggi garantito solo dal ponte pedonale di ferro di Porta Genova, dal ponte delle Milizie, dal cavalcavia Don Milani e dal cavalcavia Giordani.

I due scali ferroviari, infatti, non sono l’unico elemento di taglio presente nell’area, ma anche la presenza del Naviglio Grande influisce notevolmente come elemento di separazione: ad eccezione dei collegamenti pedonali presenti all’altezza della Canottieri, il resto del canale è sprovvisto di attraversamenti, il che rende questa infrastruttura idrica un’importante barriera fisica e percettiva da modificare con un sistema di attraversamenti.

Con il tema urbanistico si pone il tema progettuale di come realizzare il parco. Si suggerisce un approccio che non cancelli gli elementi costitutivi di uno spazio, ma che cerchi una dimensione di memoria e di simbolo che ci rimandi ad aspetti di testimonianza che non possono essere perduti o in ombra. La dismissione di scali e di ferrovie non può essere considerata un solo recupero di spazi disponibili per edificare, per spazi verdi e per articolati utilizzi funzionali. In questi spazi devono rimanere le tracce di una storia sedimentata, non cancellata: una realtà di senso, prodotto di una cultura locale che deve essere percepita e fatta emergere da e con la cittadinanza. 

Importante il restauro della Stazione di Porta Genova da destinare a funzioni sociali e da valorizzare come porta di ingresso all’ambito del parco. Altresì importante la tutela di altri manufatti edilizi e funzionali. Gli esempi non mancano. Negli ultimi decenni molte città straniere hanno affrontato questa tematica in progettazioni di parchi urbani raggiungendo interessanti e inaspettati successi: l’high line park di New York, l’ex aeroporto di Tempelhof di Berlino, un eliporto militare dismesso a Francoforte ecc...

 

 

Una nuova cultura del verde

 

In particolare l’Associazione di paesaggisti VerdiSegni mette in luce l’esigenza di affrontare anche i temi di una nuova cultura del verde, a bassa manutenzione e impatto ambientale. Progetti che siano realizzati con il coinvolgimento attivo dei cittadini, con grande attenzione ai percorsi partecipativi necessari per le decisioni di progetto e per la successiva gestione. La situazione economica generale e la nuova cultura della “scarsezza” impongono un maggior rigore nella progettazione di questi spazi; associazioni, comitati di cittadini, sono coscienti di queste problematiche che non si concentrano solo sulla realizzazione, ma soprattutto sulla gestione futura di tali spazi. Capita spesso che aree progettate per diventare eccellenze urbane presentino costi di gestione e manutenzione insostenibili, divenendo così a breve termine zone abbandonate e degradate. Il timore di arrivare a questo, ci spinge a riflettere sul futuro del verde di queste aree, immaginando uno spazio che, pur mantenendo un valore unitario, favorisca un ruolo di cura da parte dei residenti in specifiche aree ricomprese nel disegno complessico del parco.

 

 

Una proposta: abbattiamo il muro

 

L’idea di una dilatazione del tema del parco Naviglio Grande alla “trasformazione degli scali ferroviari“ ha reso consapevoli le nostre Associazioni di non potere o voler dare per il momento un riscontro che non fosse meditato e condiviso ai tre ordini di domande poste dall’invito del Politecnico. Siamo ovviamente interessati ad una progressiva acquisizione della documentazione che presiede l’avvio di fondate intenzioni progettuali. 

Anche alla luce di un recente “passeggiata ricognitiva” ci siamo resi conto non solo della variegata fascia di pertinenza dei due scali ferroviari, ma anche dell’importanza di un altro importante fattore che entra in gioco, quello visivo. Difficilmente si ha la percezione dello spazio occupato dalle ferrovie. Dal lato sud, muri e alcuni edifici industriali rendono impossibile la vista al suo interno, mentre dal lato nord, una cortina di ex edifici industriali, ora per la maggior parte convertiti a residenze e terziario avanzato, si relazionano con i quartieri Tortona/Giambellino, chiudendo l’affaccio a sud, e lasciando i retri non curati verso gli scali ferroviari.

Così è sorta un’idea per l’avvio di un processo decisionale che avesse come primo atto fondativo l’auspicata partecipazione dei cittadini: l’apertura visiva dell’area ferroviaria, ovvero l’abbattimeno di alcuni tratti del muro (con attenzione alla tutela di alcune parti di pregio dello stesso). Si tratta di aprire l’attuale barriera difensiva della fascia ferroviaria che, pur essendo protagonista del tema, ne è fisicamente l’elemento sconosciuto .

Riteniamo che l’apertura, cioè la possibiltà di acquisire fisicamente e mentalmente il concetto dello spazio in gioco, sia quel primo spazio emozionale che smuove l’immaginazione e, di conseguenza, la partecipazione dei cittadini. 

“Abbattere un muro o sue parti“ può apparire una provocazione: noi pensiamo che la trasformazione degli scali ferroviari non debba rimanere un discorso disgiunto dal considerarli parte di un nuovo possibile paesaggio rappresentato dal parco lineare e dalle funzioni che in esso potranno essere individuate. Abbattere un muro può essere il primo percorso di coinvolgimento dei cittadini, un approccio che precededendo i graficismi delle planimetrie urbanistiche e le elencazioni di indici edificatori tutti da contrattare, consente a loro e a noi una prima ampia apertura di idee e percezioni .

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